Le candidature sono aperte fino alle 23.59 del 25 ottobre, dal modulo del sito. Prima di caricare il file definitivo, vale la pena dargli una ripulita.
Chi ha lavorato con i modelli musicali lo riconosce a occhi chiusi, e in redazione lo chiamiamo l’odore di silicio: uno sfrigolio sulle frequenze più alte che ricorda un MP3 di fine anni Novanta, la voce incollata alla base come se fosse avvolta nel cellophane, un riverbero gommoso che annega la batteria e toglie aria al ritornello.
In cuffia, sul treno, può passare. Ma il Festival va in onda su Runtime Radio, e la catena di una radio comprime il segnale: quegli artefatti li tira fuori tutti. Il Regolamento non vieta la mano umana, anzi: mixare, masterizzare e correggere quello che esce dal generatore è esattamente il lavoro che ci aspettiamo da un autore.
Prima si separa: gli stem con UVR5
Non lavorare sul file intero così come esce dal generatore: un equalizzatore sul mix completo taglia le frequenze buone insieme a quelle cattive. Prima bisogna dividere la traccia nei suoi pezzi.
Lo strumento di riferimento si chiama Ultimate Vocal Remover, per tutti UVR5. È gratuito, open source, si installa su Windows, Mac e Linux, e usa i migliori modelli di separazione disponibili senza che il tuo inedito debba finire su un servizio web di qualcun altro.
- Per separare voce e base, i modelli BS-Roformer (le varianti di ViperX sono le più usate) danno oggi i risultati più puliti, con pochissimi residui di batteria nella voce. Per usarli serve la versione di UVR con il supporto ai modelli Roformer.
- Per togliere il riverbero, passa la sola voce isolata in un modello De-Reverb. I generatori affogano spesso la voce in una stanza finta per coprire le imperfezioni: tolta quella, ti resta una voce asciutta, vicina, lavorabile.
Adesso hai almeno due tracce, la voce e la base. Importale nella tua DAW: Reaper, Logic, Ableton, o anche Audacity, che è gratuito.
L’equalizzazione che toglie
I generatori tendono ad accumulare energia inutile sotto i 35 Hz e fra i 250 e i 400 Hz, dove si forma il famoso fango. Qualche intervento di base:
- Un taglio dei bassi deciso. Un filtro passa-alto a 30-35 Hz sulla base e a 80-90 Hz sulla voce toglie vibrazioni che l’orecchio non sente ma che si mangiano dinamica.
- La caccia al fischio. Sulla voce apri un equalizzatore parametrico, stringi molto la campana (un Q intorno a 8 o 10), alza il guadagno di una decina di dB e scorri piano fra i 2,5 e i 4,5 kHz. A un certo punto senti un sibilo metallico fisso, il residuo tipico della sintesi: lì abbassa di 3 o 4 dB.
- Gli acuti che frusciano. Molti modelli producono un fruscio innaturale nella parte più alta dello spettro, che imita male l’aria dei piatti. Uno scaffale morbido intorno ai 16 kHz spesso rende il brano più caldo e più credibile.
Poi si ricuce
Pulite le due tracce, non lasciarle slegate. Un filo di riverbero comune, su una traccia ausiliaria dove mandi un po’ di voce e un po’ di base, fa credere all’orecchio che siano state registrate nella stessa stanza nello stesso momento. Un compressore leggero sul master, al massimo 1,5 o 2 dB di riduzione, ricompatta il tutto.
Il formato giusto per il Festival
Il Regolamento chiede un MP3 ad almeno 192 kbps, oppure un WAV o un FLAC, e il modulo accetta file fino a 60 MB. Attento al WAV a 24 bit: quattro minuti e mezzo pesano più di 70 MB, e il modulo lo rifiuta. Le strade sicure sono tre: un MP3 a 320 kbps, un FLAC, che è senza perdite e pesa molto meno, oppure un WAV a 16 bit.
Con il file pulito hai in mano un brano che suona come una produzione, non come una schermata di codice registrata col telefono. Caricalo dal modulo del sito entro le 23.59 del 25 ottobre, e racconta nel Manifesto dell’Opera il lavoro che ci hai fatto sopra: è proprio quello che la giuria vuole leggere.