Le candidature sono aperte fino alle 23.59 del 25 ottobre, dal modulo del sito. Questo pezzo riguarda chi ce le manda, e parla di una domanda che in redazione arriva più spesso di quanto pensassimo.
Suona più o meno così: «Ho l’abbonamento Pro, quindi il brano è mio: posso depositarlo alla SIAE?» La risposta breve è no, o almeno non per quella ragione. Quella lunga passa da come la legge italiana guarda alle canzoni fatte con una macchina, ed è anche il motivo per cui al Festival ti chiediamo il Manifesto dell’Opera.
Una licenza non è un diritto d’autore
Quando paghi un piano di Suno, o di un servizio simile, sottoscrivi un contratto. Le condizioni ti permettono di usare il file anche a fini commerciali: metterlo in un video, distribuirlo sulle piattaforme, venderlo. È un accordo fra te e un’azienda, e stabilisce che cosa puoi fare con quel file.
Non stabilisce chi ne è l’autore. Il diritto d’autore non si compra in abbonamento: nasce quando nasce l’opera, e in Italia appartiene a una persona.
Che cosa dice la legge
Dal 10 ottobre 2025 è in vigore la legge 23 settembre 2025, n. 132, la legge italiana sull’intelligenza artificiale. Tra le altre cose ha riscritto l’articolo 1 della legge sul diritto d’autore del 1941: sono protette le opere dell’ingegno umano, anche quando sono state create con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, purché siano il risultato del lavoro intellettuale dell’autore.
Tradotto in pratica: la macchina può essere uno strumento, come un sintetizzatore o una DAW, ma non è un autore e non può esserlo. Un brano uscito per intero da un prompt generico, senza un contributo creativo tuo che si possa riconoscere, non gode di tutela.
Il 29 luglio 2026 la SIAE ha pubblicato la guida Intelligenza Artificiale e Diritto d’Autore, che dice la stessa cosa dal lato di chi deposita: perché un’opera sia tutelata l’apporto umano deve essere effettivo e riconoscibile, e un contenuto prodotto in modo automatico, senza un intervento creativo significativo, potrebbe non esserlo. La guida ricorda anche che dal 2024 la SIAE si oppone all’uso del repertorio dei suoi iscritti per addestrare i modelli generativi: chi vuole usarlo deve trattare una licenza.
Il deposito non controlla, ma tu firmi
Chi deposita un brano alla SIAE non passa da una perizia, e nessuno fa girare il file in un rilevatore. Firmi una dichiarazione in cui dici che l’opera è frutto del tuo ingegno, e la guida lo scrive senza giri di parole: sei tu a dover valutare il tuo contributo, e ti assumi la responsabilità di quello che dichiari.
Finché nessuno contesta niente, la differenza non si vede. Si vede il giorno in cui quel brano diventa conteso: se la tua dichiarazione non regge, resti senza tutela proprio quando ti serve, e con la responsabilità di quello che hai firmato.
Il consiglio di Davide Gatti: una data certa
Davide Gatti, che molti conoscono per Survival Hacking, il podcast e il canale YouTube, a chi fa musica suggerisce di depositare i propri brani su Soundreef, la società di gestione dei diritti che lavora in alternativa alla SIAE. Lo fanno anche diversi artisti che conosce.
Va detto con chiarezza che cosa ci si guadagna. Il deposito da solo non ti rende autore e non è una tutela legale: la regola sull’apporto umano vale lì come alla SIAE. Ti dà però una prova, almeno in parte, della paternità. Soundreef registra il brano a tuo nome con una data certa, anche con un certificato su blockchain, e quella data dice che il brano esisteva ed era tuo da quel giorno. Se un giorno qualcuno ti contesta la canzone, è una carta da mettere sul tavolo. La registrazione dei brani, dice Soundreef, è gratuita.
Perché il Festival ti chiede il Manifesto dell’Opera
Quando abbiamo scritto il Regolamento 2026 non abbiamo messo il Manifesto dell’Opera per allungare il modulo. Lo abbiamo messo perché la domanda che la legge si fa è la stessa che ci facciamo noi: che cosa ci hai messo tu?
Nel Manifesto racconti da dove è partita l’idea, come è nato il testo, quante versioni hai scartato, come hai guidato l’arrangiamento, se hai tagliato, rimontato, ricantato una guida, sistemato il mix. Il come si candida un brano spiega dove si scrive. Quel racconto, insieme alle bozze e ai file di progetto che tieni sul computer, è la prova migliore del lavoro umano che c’è dietro la canzone. Conservali: servono a te prima ancora che a noi.
I diritti sul brano restano tuoi: a Runtime Radio concedi solo il diritto non esclusivo di trasmetterlo e pubblicarlo, come dice l’articolo 9 del Regolamento. La finale del 23 novembre la giocano le persone che hanno portato la macchina a suonare qualcosa che vale la pena ascoltare.
Se la tua canzone ce l’ha, hai tempo fino alle 23.59 del 25 ottobre: il Manifesto si scrive nel modulo del sito, insieme al resto.