Il 3 settembre Suno ha cominciato a contare i download. Le canzoni si generano come prima: quello che è cambiato è il momento in cui il file esce dal sito e arriva sul computer di chi l’ha fatto. Sul piano gratuito se ne possono portare via sette in tutto — sette a vita, non sette al mese — e solo per uso personale. Sul Pro sono venti al mese, sul Premier sessanta, e quelli che avanzano non si accumulano. Il tetto vale anche per i brani generati prima di quella data, che fino al 2 settembre erano scaricabili senza contare niente.
Per il nostro regolamento non è un dettaglio tecnico. Al Festival si porta un file: MP3 a 192 kbps o meglio, oppure WAV o FLAC, caricato nel modulo di iscrizione in un passaggio solo. Una canzone che resta dentro il sito che l’ha generata, per noi, non esiste.
Che cosa è cambiato, per davvero
La misura arriva da lontano. A novembre 2025 Suno ha chiuso la causa con Warner Music firmandoci un accordo di licenza, e in quell’accordo c’erano due promesse: modelli nuovi addestrati su repertorio autorizzato, e un tetto mensile ai download. Il primo non si è ancora visto — il modello corrente resta la v5.5 di marzo — il secondo è arrivato puntuale. Universal e Sony, con Suno, sono ancora in causa.
Chi paga mantiene i diritti commerciali sui brani che scarica, e chi lavora dentro Suno Studio, sul piano più caro, continua a esportare senza limite. Chi ha il piano gratuito ha in mano sette file e poi deve decidere se pagare. Download in più si comprano a parte.
Udio: lì la porta è chiusa per un altro motivo
Il confronto da cui siamo partiti liquida Udio con tre parole, «export non disponibili», e lascia pensare a un prodotto incompleto. La ragione è un’altra. Il 29 ottobre 2025 Udio ha fatto pace con Universal e ha spento i download il giorno dopo, con una finestra di quarantott’ore a novembre per permettere a chi c’era di recuperare il proprio archivio. Da allora si genera e si ascolta dentro il sito, e basta: la piattaforma sta diventando quello che in inglese chiamano un walled garden, un giardino recintato dove la musica si fa e resta. A settembre 2026 i download sono ancora spenti, e gli accordi nel frattempo sono diventati quattro: Universal, Warner, Merlin, Kobalt.
Non è un guasto, è il modello di business nuovo. E per una gara come la nostra vuol dire che oggi Udio non si può usare.
La lista delle alternative a Suno, letta con calma
Il confronto che gira dal 14 agosto elenca dieci strumenti, li mette in tabella e assegna a ciascuno un voto da uno a tre. È un lavoro fatto, con una premessa che conviene tenere presente: lo firma Musicful, che è a sua volta un generatore musicale, si assegna il punteggio più alto e si mette al primo posto della propria classifica. Le prove sono tre generazioni per strumento, fra il 1º e il 12 agosto. Tre.
Tolto il conflitto d’interesse, qualcosa di utile resta. Mureka parte da dieci dollari al mese, esporta in WAV e in stem, e concede l’uso commerciale finché l’abbonamento è attivo; da dove venga la musica su cui è stato addestrato non lo dice. ACE Studio lavora sulle voci ed è pensato per chi ha già le mani in un programma di montaggio audio. SOUNDRAW fa solo strumentali, e in un concorso di canzoni serve a poco. ElevenLabs parte da ventidue dollari al mese. Google Lyria, nelle prove citate, ha fallito due volte su tre e non dichiara una licenza commerciale.
Alla fine il voto conta meno del filtro. Metà della lista, per noi, è fuori gioco in partenza: o non canta in italiano, o non lascia uscire il file, o le sue condizioni d’uso non contemplano l’iscrizione a una gara.
Le domande da farsi prima di scegliere
La prima è banale e la si scopre tardi: questo strumento mi lascia scaricare il file? Fino ad agosto era scontato per tutti. Adesso no.
La seconda riguarda le condizioni d’uso, e cambia da piano a piano dentro lo stesso prodotto. Su parecchi servizi il gratuito è personale e non commerciale: iscriversi a un festival, anche senza premi in denaro, è un uso pubblico. Vale la pena leggere quelle due righe prima di generare cinquanta versioni di un ritornello.
Intanto la legge si è mossa
Mentre le piattaforme chiudevano i rubinetti, in Italia è cambiata una riga del diritto d’autore. La legge 132 del 23 settembre 2025 ha modificato l’articolo 1 della legge del 1941 e ha scritto nero su bianco che un’opera realizzata con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale può essere protetta, a una condizione: che il contributo umano sia «concreto, creativo e riconoscibile». La SIAE, dal canto suo, non accetta il deposito di brani generati e basta.
Dal 2 agosto 2026 è operativo anche l’articolo 50 dell’AI Act europeo, che obbliga a dichiarare i contenuti generati o manipolati da un algoritmo; la marcatura leggibile dalle macchine scatta il 2 dicembre.
Tutto questo, per una gara come la nostra, dice una cosa sola: quello che rende un brano tuo è quello che ci hai messo. Il Manifesto dell’Opera, che quest’anno chiediamo insieme al file audio, è nato mesi fa per una ragione nostra — sapere da dove parte un pezzo e come è stato guidato — e si ritrova adesso in mezzo a una discussione molto più grande di noi. Non l’abbiamo messo per adeguarci a niente. Ci fa comodo che le due cose si somiglino.
La cosa pratica da fare oggi
Se stai preparando un brano per il 20 settembre: scarica il file finito adesso e mettilo da parte, in WAV se puoi. Non aspettare di averlo perfezionato dodici volte, perché ogni versione che porti fuori conta. Segnati i nomi dei software che hai usato, che ti servono per il Manifesto. E se il tuo strumento non ti lascia uscire il file, cambialo prima di scrivere il ritornello, non dopo.
Le iscrizioni aprono il 20 settembre e chiudono il 25 ottobre. Il regolamento ha tutte le specifiche del file; se vuoi che ti avvisiamo il giorno dell’apertura, lascia il tuo indirizzo nel modulo in fondo a questa pagina.
Le fonti
I limiti per piano sono quelli pubblicati da Suno; lo stato dei download di Udio è dichiarato nel suo centro assistenza; l’accordo fra Warner e Suno è raccontato da Music Business Worldwide. Sul diritto d’autore italiano abbiamo letto la guida SIAE e, sull’articolo 50 dell’AI Act, Agenda Digitale. Verifiche fatte l’8 settembre 2026: se leggi questa pagina molto più tardi, i numeri potrebbero essere di nuovo cambiati.