Il 10 luglio 2024, quando mandammo in onda la prima serata del Festival della Canzone Artificiale, per far cantare una macchina si faceva così: si apriva Suno, si scriveva un testo, si sceglieva un genere e si aspettava. Veniva fuori un brano di due minuti, tre al massimo, con una voce che sulle vocali aperte inciampava e sulle consonanti doppie tirava a indovinare. Bastava e avanzava per farci una gara, perché il divertimento stava proprio lì, nel sentire cosa aveva capito.

Sono passati poco più di due anni. La voce ha smesso di inciampare, e nel frattempo è successo tutto il resto.

La qualità: due anni di corsa

La cronologia di Suno racconta la storia meglio di qualsiasi commento. A luglio 2024 girava la v3.5, quattro minuti alla prima generazione. A novembre 2024 la v4 porta voci più pulite e le prime Persona. A maggio 2025 la v4.5 arriva a otto minuti e comincia a capire davvero i prompt. Il 23 settembre 2025 esce la v5, e due giorni dopo Suno Studio, che non è più un generatore ma un editor multitraccia con stem illimitati. Il 26 marzo 2026 tocca alla v5.5, che secondo l’azienda è «il nostro modello migliore e più espressivo»: porta Voices, cioè la possibilità di registrare la propria voce e farci cantare la macchina, e i Custom Models, che si addestrano sul proprio catalogo. Ad agosto 2026 Studio arriva alla versione 2.0, con MIDI, sintetizzatore wavetable ed effetti.

Detta in soldoni: nel 2024 si generava una canzone, nel 2026 si produce un disco. È lo stesso salto che il video generativo ha fatto in parallelo, e ha la stessa conseguenza spiacevole. Quando lo strumento fa tutto bene, la differenza fra un brano e l’altro smette di dipendere dallo strumento.

Suno non è più sola. ElevenLabs ha lanciato Eleven Music il 5 agosto 2025, addestrato solo su materiale licenziato grazie agli accordi con Merlin e Kobalt, e a maggio 2026 ne ha rilasciato la seconda versione: brani fino a dieci minuti, riscrittura di singole sezioni, cambi di genere dentro la stessa traccia e una resa multilingue che è il suo argomento migliore. Google ha portato Lyria dentro Gemini e ne ha rilasciato la 3.5, con voci e testi e un watermark SynthID cucito dentro ogni file. Chi programma usa MiniMax o Mureka via API a pochi centesimi a generazione.

L’open source, invece, non ha ancora prodotto una vera alternativa. ACE-Step, DiffRhythm, YuE e LeVo cantano tutti, ma o suonano metallici o hanno licenze che non permettono l’uso commerciale, e chi li ha messi alla prova sistematicamente arriva alla stessa conclusione: il modello migliore costa, quello libero fa compromessi.

I diritti: due anni di tribunali

Nel giugno 2024, tre settimane prima della nostra prima serata, la RIAA aveva denunciato Suno e Udio per violazione del diritto d’autore. Quella causa ha cambiato il settore più di qualsiasi aggiornamento di modello.

Il 29 ottobre 2025 Universal ha transatto con Udio e ci ha fatto un accordo: nuova piattaforma licenziata in arrivo, e nel frattempo il vecchio prodotto chiuso dentro un recinto. A novembre 2025 Warner ha fatto pace con Suno. Sony è rimasta l’unica major ancora in causa, e nel luglio 2026 ha aperto un secondo fronte contro Udio. Sul fronte europeo il 31 luglio 2026 il tribunale di Monaco ha dato ragione a GEMA contro Suno: prima sentenza europea sul tema, addestramento e output giudicati entrambi lesivi, danni da quantificare.

Nel frattempo l’Europa ha smesso di limitarsi a guardare. Le regole di trasparenza dell’AI Act sono in vigore: chi genera deve marcare i file con metadati leggibili dalle macchine, chi distribuisce deve etichettare i deepfake vocali, e i modelli già sul mercato hanno tempo fino al 2 dicembre 2026 per mettersi in regola. Le sanzioni arrivano a quindici milioni di euro o al tre per cento del fatturato mondiale.

La parte che vi riguarda davvero: il file

Qui arriva la notizia che nessuno racconta e che invece cambia la vita a chi partecipa a un concorso. Scaricare quello che generate è diventato difficile.

Udio ha spento i download il 29 ottobre 2025, poche ore dopo l’accordo con Universal, e li ha riaperti per quarantott’ore solo dopo la rivolta degli abbonati. Suno ha retto più a lungo, poi dal 3 settembre 2026 ha introdotto le quote: sette download a vita per chi sta sul piano gratuito, venti al mese per il Pro, sessanta per il Premier. La motivazione ufficiale è fermare chi esporta a camionate per inondare le piattaforme di streaming, e non è un pretesto: Deezer ha contato circa novantamila brani interamente generati caricati ogni giorno, più della metà di tutto quello che riceve. Di quei brani, secondo la stessa piattaforma, fino all’ottantacinque per cento degli ascolti nel 2025 era fraudolento, e la loro quota reale di ascolto resta fra l’uno e il tre per cento.

C’è anche una questione di proprietà. Suno ha riscritto le condizioni: chi genera sul piano gratuito non può monetizzare, e la formula «le canzoni sono tue» è stata sostituita da un ragionamento più prudente sull’essere la piattaforma responsabile dell’output. Tradotto per chi deve mandare un brano al festival: prima di generare, controllate quanti download vi restano e con che diritti.

Con che cosa si fa una canzone, adesso

Se cercate la resa migliore su un brano cantato completo, oggi il riferimento resta Suno v5.5. Le voci reggono l’ascolto in cuffia, la struttura sta in piedi, e Studio permette di rimettere le mani su ogni traccia invece di rigenerare tutto sperando in meglio. In italiano se la cava bene, con l’avvertenza che pronuncia e accenti cambiano da una generazione all’altra: conviene generare più volte la stessa strofa e tenere quella che non sbaglia le doppie.

Se vi interessa dormire tranquilli sul piano legale, Eleven Music è l’unico grosso strumento nato con le licenze in tasca invece che con le cause. Sulla complessità compositiva è un passo indietro rispetto a Suno, ma il multilingue è il suo mestiere e i diritti commerciali partono dal piano da sei dollari.

Lyria 3.5 dentro Gemini è la via più comoda per chi vuole provare senza abbonarsi a niente, con il limite dei tre minuti e il watermark sempre presente. Udio resta bravissimo sugli strumentali e sull’editing chirurgico, ma finché non si può portare via il file è inutilizzabile per un concorso. Per le basi strumentali senza voce ci sono Stable Audio e AIVA, che esporta anche in MIDI.

Perché il festival ha cambiato le regole

Tutto questo spiega la novità della quarta edizione meglio di quanto potremmo fare noi. Quando il modello canta bene per tutti, il confronto fra due canzoni generate non dice più niente sullo strumento e torna a dire qualcosa su chi l’ha pensata. Per questo quest’anno insieme al brano si consegna il Manifesto dell’Opera, con l’idea di partenza, il lavoro fatto e i software dichiarati.

C’è anche un argomento meno nobile e più pratico. I numeri di Deezer dicono che il generato puro riempie le piattaforme e non lo ascolta quasi nessuno. Chi analizza i cataloghi indipendenti aggiunge un dettaglio che ci riguarda da vicino: i brani in cui una voce o uno strumento veri entrano dentro il materiale generato reggono meglio dei brani generati e basta. Due anni fa la macchina era la notizia. Adesso è lo strumento, e la notizia siete tornati a essere voi. 🏴‍☠️